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closlieu arno stern

Cos’è un Closlieu? Un luogo fantastico!

Come spiegare la tranquilla magia ed energia che si costruisce dentro un closlieu? E soprattutto cosa è un closlieu? Closlieu è una parola inventata da Arno Stern, ora un composto ed elegante uomo, ormai molto molto anziano, che ha studiato per tutta la sua vita la pittura nei bambini e poi negli adulti. Ha studiato come le persone, piccole e grandi – perchè per lui adulto e bambino meritano lo stesso identico rispetto e serietà di confronto – esprimono se stessi attravero un segno tracciato su una superficie. Le piccole persone e le grandi persone: non ci sono mondi divisi, pesi diversi, non un mondo adulto e un mondo bambino, ma una unica grande circolazione di idee, persone – grandi e piccole – sentimenti, emozioni, contatti.

Studiando e sperimentando, facendo dipingere migliaia di persone anno dopo anno, Arno Stern ha messo a punto una modalità, di luogo e di tecnica, dove ognuno di noi può essere libero di esprimere la gioia del dipingere nel miglior modo possibile. Ecco quindi che nasce il Closlieu, ovvero il luogo dove si dipinge. Ecco dunque che nasce il “Gioco del dipingere”, un gioco con regole e strumenti propri.

Per raccontare cosa accade dentro un Closlieu mentre si dipinge, vi riporto la precisa e sentita descrizione, narrata direttamente dalla voce di un tutor del “Gioco del dipingere”; tutor al quale Arno Stern ha dato un nome preciso: “servente”  (Praticien) del gioco del dipingere”.

Anna Di Bella, che ha il suo Closlieu a Roma, ci fa partecipi della sua esperienza e bene spiega perchè per tutti, giocare al gioco del dipingere, è importante. Adulti e bambini.

<< All’interno del Closlieu, alle 16.30 infrasettimanale si presentano alle nostre sessioni bambini che tipicamente escono dalle classi scolastiche. La situazione iniziale è spesso drammatica; bambini stanchi, esasperati o sovraeccitati.

Entrano nel Closlieu, ritrovando da subito un materiale noto e un ambiente in attesa, dove tutto è a loro misura, loro disposizione. Quell’essere uguale a se stesso nei minimi dettagli, la cura con cui l’ambiente viene preparato per loro restituisce al bambino un tempo “fermo”, un tempo diverso dalle circostanze con cui quotidianamente svolgono le loro attività giornaliere. Ma questo non è sufficiente.

La nostra società è disegnata su ritmi produttivi e tempi concitati, niente è stato predisposto per il pensiero magico e lento del bambino. Sveglie mattutine, cambi di attività veloci, nozioni delle più disparate, video games, traffico e ricreazioni troppo corte a scuola non aiutano il bambino a rilasciarsi, a lasciarsi andare, al contrario è sempre tenuto all’erta per nuove competenze e nuove competizioni.

Com’è diversa la passeggiata di un adulto che tiene a mente senza mai dimenticare la sua meta e quella di un bambino che, durante una semplice camminata, incontra una linea da seguire, un sasso da raccogliere, uno scalino da saltare, un muretto sul quale arrampicarsi, un’insegna luminosa che lo attira, un rumore frastornante che lo distrae. Il bambino sente e vede, l’adulto pensa.

Durante le sessioni nel Closlieu, è fondamentale il ruolo del Praticien nel rallentare il ritmo. Il Praticien ha un ruolo fondamentale nel processo necessario di rallentamento dei tempi e di decongestione dell’emozione emotiva con cui i bambini si presentano.

Cosa si intende per ruolo fondamentale? Intanto il Praticien, non può controllare o guidare il gioco del bambino, il Praticien non detta regole, non suggerisce tecniche, non corregge i disegni, non rimprovera, non elogia. Il Praticien non controlla e non spia il lavoro altrui.

Nulla è dato sapere sulla strada intrapresa dal bambino, sulla direzione necessaria per lui per sentirsi libero nel gioco, spontaneo nell’espressione. Tutto ciò non è in controllo e allo stesso tempo non è fuori controllo: l’apparire della formulazione racconta molto e ci rinnova il coraggio della fiducia verso l’altro.

E’ necessaria la fiducia cieca nel bambino con attenzione al contesto, per dare la possibilità all’altro di essere libero. Non è passivo il Praticien: cura l’ambiente, ricorda le regole, fa sentire la sua pre-occupazione, la sua presenza ma non interviene interferendo perché l’interferenza non dimostra l’interesse per l’altro.

Cosa è dunque la presenza del Praticien? E’ franchezza verso l’altro. E’ disinvoltura e sincerità.

E come il Praticien realizza il rallentamento?

  • Il Praticien non si giustifica se impegnato a supportare qualcuno ma spiega. Il Praticien non svolge le attività in maniera frenetica anche se impegnata, al contrario dedica il tempo ad ognuno in quel breve incontro regalato dal richiamo della “puntina”, “goccia” e così via.
  • Il dedicare ad ognuno il suo tempo aiuta il processo di rallentamento del ritmo del gruppo.
  • Il Praticien non fa eccezioni, è rigoroso con le regole del gioco, perché queste assicurano il contenimento, la rassicurazione, i confini dentro cui abbandonarsi. Il verificare la correttezza dell’applicabilità delle regole rallenta il ritmo frenetico, assicura il giusto rapporto tra ognuno e incoraggia alla libertà.
  • Il Praticien non ha fretta, e non lotta per essere efficiente, non gareggia con se stesso, al contrario conosce di essere d’aiuto agli altri in una dinamica che è di gruppo.
  • Il Praticien non dimostra all’altro di essere lì per lui, perché non consola, non si carica del sentimento altrui, al contrario si distanzia in una dinamica di servizio e di rispetto.
  • Il Praticien non si sforza di essere empatico o simpatico, la tranquillità del suo ruolo trasmette tranquillità.
  • Il Praticien allo stesso tempo non ignora perché tutti abbiamo bisogno di non essere ignorati in qualsiasi posto e in qualsiasi tempo e sono le occasioni del gioco a rendere gli incontri naturali e rispettosi. Volge lo sguardo anche a chi non chiama, a chi si mette in disparte, a chi cerca di non disturbare, partecipando al gioco del singolo in un’ottica di servizio.
  • Il Praticien non si sente in colpa perché ciò che non riesce a fare non toglie ma aggiunge naturalezza e crea rallentamento, attesa dell’altro.
  • Il Praticien non sta in ansia, ciò che accadrà è esattamente ciò che deve accadere; ognuno può esistere com’è.
  • Il Praticien è solerte perché impegnato a servire la Formulazione che nasce.
  • Il Praticien ha coraggio di accordare cose diverse, non perché fa discriminazioni, il rispetto delle regole nel gioco assicura parità, ma perché ognuno ha un bisogno diverso al fine di far rinascere e rivivere la Formulazione.
  • Il Praticien non ammira i disegni, per quanto opere magnifiche nascano nel Closlieu, ammira la gioia che supera il piacere momentaneo e trascende la causa che l’ha generata.

E cosi termina la sessione di Closlieu, e i bambini cosi come gli adulti che hanno dipinto, ritornano alla loro vita. Ci si saluta e ci si congeda fino a nuovo appuntamento. Non c’è altro eppure c’è tutto. >>

Tutto chiaro? Il gioco del dipingere non è un “impegno”, soprattutto per i bambini non è un ulteriore dispendio di energie, ma è un ritrovare equilibrio e sicurezza in se stessi: ricarica le nostre pile interiori per affrontare le fatiche che il mondo ci chiede.

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