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Cosa si intende per difficoltà di apprendimento

La fatica dei nostri figli a scuola

Si parla molto negli ultimi anni del disturbo di apprendimento, abbreviato in DSA. E ancora di più della dislessia, che è uno dei quattro disturbi che sono stati riconosciuti all’interno del gruppo dei disturbi di apprendimento. Ne ho parlato nell’articolo Come imparano i bambini, come insegnare ai bambini che spiega come riconoscere il disturbo di apprendimento e le caratteristiche intrinseche.

Ma spesso le difficoltà di studio nei bambini e nei ragazzi non sono riconducibili a un disturbo certificabile, che da diritto a tutele in ambito scolastico. La grande fatica che i nostri figli a volte fanno per rispondere a tutte le richieste che arrivano dalla scuola, può dipendere da una difficoltà di apprendimento, simile al disturbo di apprendimento ma assolutamente diversa.

Il disturbo di apprendimento

Riassumiamo brevemente quali sono le caratteristiche del disturbo di apprendimento. Cosa intendiamo oggi con DSA?
Gli studi e le ricerche che affrontano queste disfunzioni neurologiche sono piuttosto recenti. La normativa italiana, che regola l’inserimento e la tutela dello studente con disturbo di apprendimento a scuola risale a pochi anni fa: la Legge n. 170 è datata 2010 e le Linee guida per la sua applicazione sono state emanate nel 2011.
I DSA (acronimo di disturbo/i specifico/i di apprendimento) sono disturbi del neurosviluppo relativi alla capacità di leggere, scrivere e calcolare in modo corretto e fluente. Si dividono in:
– dislessia, disturbo specifico della lettura ovvero difficoltà nella decodifica del testo;
​- disortografia, disturbo specifico della scrittura che si manifesta con difficoltà nella competenza ortografica e nella competenza fonografica;
​- disgrafia, disturbo specifico della grafia con difficoltà nell’abilità motoria della scrittura;
​- discalculia, disturbo specifico dell’abilità di numero e di calcolo che si manifesta con una difficoltà nel comprendere e operare con i numeri.
Questi disturbi dipendono da una diversa modalità di funzionamento delle reti neuronali coinvolte nei processi di lettura, scrittura e calcolo. NON derivano da deficit di intelligenza, da problematiche ambientali o psicologiche o da deficit sensoriali.

Significa quindi che il disturbo di apprendimento è una caratteristica organica di un bambino, ovvero che la sua predisposizione è presente già dalla nascita e che “non passa” se uno si allena a leggere o a scrivere o a fare calcoli, ovvero che è resistente all’allenamento e che i bambini non riescono a mettere in atto l’automatizzazione delle procedure. Possono migliorare le prestazioni, ma in modo limitato, non in modo sostanziale.

La difficoltà di apprendimento

Cosa differenzia allora una difficoltà di apprendimento da un vero e proprio disturbo di apprendimento? Possiamo dire che il disturbo di apprendimento è una sottocategoria della difficoltà di apprendimento.

Potremo considerare di essere in presenza di una difficoltà di apprendimento quando pur essendoci le inabilità tipiche della dislessia, della disortografia, della disgrafia e della discalculia, non sono però presenti le tre caratteristiche di innatività, resistenza all’intervento, resistenza all’automatizzazione.

Cosa significa?  Che se un bambino non ha dimostrato specifici caratteri di difficoltà sin dai primi anni (innatività del disturbo), se con una didattica mirata alla sua difficoltà si verificano miglioramenti sostanziali, se la ripetizione dei processi riesce a renderli automatici, possiamo parlare di difficoltà di apprendimento e non di disturbo.

Ottima notizia! Perché significa che con un adeguato lavoro un bambino che ha una difficoltà di apprendimento può fare grandi passi avanti migliorando molto il suo rendimento e diminuendo sensibilmente il gap esistente tra le capacità medie dei suoi coetanei e le sue.

Ma da cosa può dipendere questa difficoltà? Molteplici possono essere le motivazioni,  da una semplice “tempistica” diversa dello sviluppo del bambino, che cresce evolutivamente con tempi più lunghi della media degli altri bambini (non siamo tutti uguali!), da una effettiva disabilità intellettiva, da deficit sensoriali, da altre condizioni cliniche o da altri disturbi dell’età evolutiva; da fattori ambientali di vario tipo (famiglia, contesto sociale, ecc.) che non permettono ai bambini di utilizzare in modo efficace e completo gli strumenti cognitivi che in realtà possiedono, inibiti da fattori emotivi.

Come aiutare

Per quanto scritto sopra, è importante quindi accompagnare i bambini nelle loro difficoltà cercando di capire da quale situazione effettivamente sono innescate. E in particolar modo non diamo per scontato che uno studente, grande o piccolo,  che ha difficoltà scolastiche, debba per forza avere un disturbo di apprendimento o un disturbo specifico dell’età evolutiva.

Uno studente che ha una difficoltà può essere aiutato con percorsi di potenziamento e con percorsi che migliorino il suo metodo di studio e le sue strategie di studio. I miglioramenti potranno essere importanti con interventi dedicati, poiché come abbiamo detto non essendo in presenza di DSA non ci sarà resistenza all’automatizzazione dei processi.

Se le difficoltà di apprendimento impediscono ai bambini di stare bene a scuola e di seguire i programmi didattici in modo sereno e produttivo, può essere necessario riconoscere che lo studente ha un bisogno educativo speciale (BES) e che venga predisposto dagli insegnanti un percorso didattico che tenga conto di queste difficoltà con la predisposizione di un piano di studio personalizzato.

È importante dare la possibilità ai bambini di sentirsi compresi e accettati, perché la fatica che possono fare è davvero tanta e la frustrazione che ne deriva nel sentirsi incapaci e incompresi nella loro difficoltà peggiora spesso la situazione, innescando meccanismi di autodifesa; le reazioni al sentirsi “fuori posto” nella vita scolastica possono portare a volte a reazioni emotive che si sommano alla difficoltà di apprendimento, dando origine a un approccio rinunciatario o a un approccio aggressivo, che rendono ancora meno efficace il lavoro che i bambini e i ragazzi fanno a scuola e a casa.

Il consiglio ai genitori è quindi di considerare tutte le opzioni, compresa quella di dare più tempo ai bambini per incrementare le loro capacità e funzioni cognitive e di pensare a un supporto qualificato che aiuti e possa  potenziare precocemente le capacità dei bambini.

Solamente se si confermassero in modo continuativo le difficoltà,  si deciderà di fare delle valutazioni diagnostiche con visite specialistiche, che possano mettere a fuoco l’origine delle difficoltà. È bene considerare che non sempre una difficoltà di apprendimento è riconducibile ad un disturbo specifico di apprendimento; ovvero non ci sono solo i DSA ovvero dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia ma molti altri disturbi dell’età evolutiva (mi riferisco ad esempio ai disturbi del linguaggio, della memoria, della comprensione del testo, della sfera emotiva, dell’attenzione, visuospaziali, disprassia, ecc.).

Non mettiamoci quindi le mani nei capelli e non facciamoci prendere dallo sconforto e dall’ansia se i nostri bambini fanno davvero tanta tanta fatica a scuola. Abbiamo dalla nostra parte la scienza e la normativa: diamo ai nostri bambini fiducia, sicurezza, autostima e armiamoci di pazienza per aiutarli al meglio e se non ce la facciamo da soli appoggiamoci a professionisti specializzati. Non lasciamo soli bambini e ragazzi a vivere un mondo scolastico che non sanno affrontare, riconosciamo le loro difficoltà e diamo loro il giusto aiuto; potranno così fare con soddisfazione il loro percorso scolastico al meglio delle loro possibilità, senza sentirsi inadeguati.

 

 

Per chi volesse approfondire l’argomento, indirizzo a questo testo di Cesare Cornoldi.

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